Carmine "Mino" Raiola, tutto quello che non sapete sul "meraviglioso ciccione idiota"

Carmine Raiola, detto Mino, nato a Nocera Inferiore il 4 novembre 1967. L’uomo più chiacchierato del momento, in grado di mettere sotto scacco una delle società più forti e gloriose del pianeta. Pogba, Ibrahimovic, Lukaku, Mkhitaryan, Matuidi, Balotelli, Bonaventura. Questi soltanto alcuni dei nomi che colorano la sua scuderia. Oltre, ovviamente, al ’99 più forte del mondo, Gigio Donnarumma. Sulla trattativa con il Milan, il mancato rinnovo e lo scontro totale fra le parti, siamo sicuri che ormai sappiate davvero tutto e, forse, questa storia vi è anche venuta un po’ a noia. Ma dietro a questa folle vicenda, c’è un regista fenomenale, abile, cinico, spietato. Chi è davvero Carmine "Mino" Raiola?

C'è chi lo ha definito “mafioso”, chi “pizzaiolo chiacchierone”. L'etichetta migliore, però, è sicuramente quella che gli ha affibbiato Zlatan Ibrahimovic: “il meraviglioso ciccione idiota”. Così lo descrive nella sua biografia Io, Ibra. Qui c’è tutto. Il primo aggettivo è riassunto alla perfezione nel palmares e nel conto corrente dello svedese. Da quando i due si sono conosciuti nel 2003, Ibra è diventato uno dei migliori giocatori al mondo, ha vestito le maglie dei più grandi top club europei e ha guadagnato decine di milioni di euro. E pensare che all'inizio Ibrahimovic non si fidava del suo futuro agente, non gli piaceva. Il primo incontro risale a 14 anni fa. Tecnica fuori dal comune, qualità sopraffina ma la nomea di non essere un bomber. Questo il profilo dell’attaccante dell’Ajax. Di lui si parlava in tutta Europa, ma sulle sue tracce c'era il Southampton. Non proprio una squadra di prima fascia ecco. Raiola, che allora curava gli interessi del brasiliano Maxwell, si presentò con jeans, maglietta bianca a maniche corte e una pancia enorme. Ibrahimovic ne rimase impressionato, in negativo ovviamente. A Raiola bastarono poche parole schiette, dirette per far breccia sul giovane talento svedese. Il resto è storia.


Nato a Nocera Inferiore in provincia di Salerno, l'agente Fifa non è un idiota come scrive Ibra. Emigrato ad Haarlem in Olanda al seguito della famiglia a poco più di un anno, conseguì la maturità classica e poi si iscrisse a Giurisprudenza senza mai laurearsi. Nel tempo libero aiutava il padre nel ristorante di famiglia.
 Non faceva il pizzaiolo, ma bensì il cameriere, ci ha tenuto a specificare ai tempi di Ibra al Barcellona. Intanto il giovane Raiola provava a sfondare nel calcio. Ma a soli 18 anni capì di non poter aver futuro nelle giovanili dell'Haarlem e iniziò la carriera dietro la scrivania. Prima divenne responsabile del settore giovanile, poi direttore tecnico. A stuzzicare il suo interesse, però, era l'intermediazione. Nel locale del padre, diventato in poco tempo un ristorante di lusso della città, si ritrovavano molti imprenditori olandesi che trattavano con aziende italiane. Ma per loro gli affari erano complicati dall'atteggiamento unico e particolare dei commercianti italiani. Antenne dritte, blocchetto e appunti. Piano piano Mino rubò e affinò i trucchi del mestiere e venne in soccorso di questi grandi imprenditori. Gli bastava una telefonata per risolvere tutti i problemi. Il segreto? Modi schietti, diretti e in alcuni casi anche rudi se serviva. Pochi mesi dopo fondò la Intermezzo, la sua prima società di intermediazione. E poco dopo riuscì a strappare l'accordo con il sindacato dei calciatori perché potesse essere l'unico rappresentante degli olandesi all'estero. La svolta. Far risparmiare le società in cambio di un contratto migliore per i giocatori.


La trattativa che impose Raiola a livello internazionale fu quella che portò in Italia Dennis Bergkamp e Wilhelm Jonk. Il Napoli si era fatto avanti per il primo con un'offerta di 28 miliardi di lire, ma l'agente scelse l'Inter che acquistò l'intero pacchetto come chiesto da Raiola, portando in nerazzurro la coppia di giocatori per 25 miliardi e garantendo un contratto fuori mercato per i due calciatori.

Che Raiola non fosse l’idiota descritto da Ibra, lo avevamo capito ormai da diversi anni. “Devo ringraziare una persona in particolare: Mino Raiola”, “Ancora una volta devo citare il grande Mino Raiola”. No, queste frasi non le ha dette il cugino emigrato in Austrialia, ma Fabio Capello proprio poche settimane prima che scoppiasse il caso Donnarumma. In una splendida intervista su Fox Sports, nel ricordare il suo biennio alla Juve, Don Fabio ha sottolineato l’importanza del cameriere di Amsterdam diventato protagonista assoluto del calcio mondiale.

“I vecchi procuratori facevano gli interessi delle società, per me viene prima il calciatore” (Mino Raiola). Così i club si ritrovano in squadra giocatori motivati dalle cifre altissime. E per questo stimolati a rendere di più. Ecco il suo segreto!

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