Fuga di tacchetti - Manolo Gabbiadini

Il vice-rè. Manolo Gabbiadini in due anni di Napoli è stato questo. Lui è arrivato con i gradi di talento. Gli anni a Bologna e Genova, sponda Samp, lo avevano incoronato uno dei migliori prodotti del calcio italiano. Così ecco la corsa delle big per prenderlo. Juve, Roma, Inter, Milan e ovviamente Napoli. Quella che sarà la sua casa. Ma il rapporto con la città partenopea non è mai realmente sbocciato. Oggi Manolo saluta tutti. Senza sorriso sulle labbra. Quello non l’ha mai avuto. Neanche quando segnava.

Sogni e illusioni - Guardando la rosa di questi due anni passati a Napoli la prima colpa della mancata esplosione di Gabbiadini a Napoli potrebbe essere additata alla presenza in rosa di gente come Higuain e Milik. Le opportunità però non è che per Manolo non ci siano state. La verità dice che Gabbiadini, da riserva di Higuain prima, e Milik poi, ha segnato 16 gol. Un bottino comunque non così tanto negativo in due stagioni. Manolo è arrivato a Napoli nell’anno del quarto posto, con la gestione Benitez e quella sconfitta all’ultima giornata (con rigore spedito in curva da Higuain). Quella se possibile è stata la sua migliore stagione con la maglia del Napoli. Tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, ne ha fatti 11. E’ stata l’unica volta in cui gabbiadini è andato in doppia cifra. Undici in cinque mesi. Tanti. C’era già chi era pronto a scommettere su di lui. L’anno prossimo Higuain va in panchina. Il titolare del Napoli sarà Manolo Gabbiadini.


Nient’a fa - Invece niente. L’anno successivo è l’anno di Gonzalo Higuain. L’anno in cui, sotto la gestione Sarri, il Napoli si trasforma. Arriva secondo e soprattutto, Gonzalo Higuain fa il fenomeno. Gonzalo mette a segno 38 gol in 42 partite. Diventa il perno indiscutibile del Napoli di Sarri. La chiave insostituibile. Il simbolo. Per gli altri ci sono solo e soltanto le briciole. Per Manolo pure. Il problema è che quando ci sono, sono pure indigeste. Manolo non sembra pronto. Le telecamere lo inquadrano impietosamente in panchina, infreddolito a guardare gli altri giocare, segnare e vincere. Al fantacalcio i fantallenatori lo vendono a gennaio. Ne fa cinque in campionato. Mai gol decisivi. Quando Higuain si ferma per squalifica, rimediando quattro turni per le mani al petto dell’arbitro, Gabbiadini fa tre gol in quattro gare in cui parte da titolare. Segna col Verona, nel 3-0, e fa una doppietta nel 6-0 contro la sua ex Bologna. Ma la verità è che Manolo è spettatore non pagante nelle due gare contro le grandi. Zero gol contro Inter e Roma. Due sconfitte per il Napoli. Ma il suo problema è il sorriso. La gente gli rimprovera di non ridere mai. Sembra non essere parte della squadra. Poi arriva questa stagione. Quella in cui Higuain se n’è andato. Manolo parte alla pari (o quasi) con Milik ma il primo parte fortissimo e diventa l’idolo del San Paolo. Poi il polacco si ferma. Rottura del crociato. E’ il momento di Manolo. No.

Fine della corsa - Ora che Milik è costretto ai box sembra giunto il momento di dimostrare a tutti quanto quei 12,5 milioni spesi da De Laurentiis per averti sono stati soldi ben spesi. Invece Gabbiadini non incide. Sarri lo prova subito, ma lui a Crotone lascia subito la squadra in dieci per un fallo di reazione shock dopo mezz’ora. La fiducia viene meno. La sua avventura a Napoli si ferma lì. Nel mezzo prestazioni altalenanti con l’attacco titolare del Napoli che è diventato Insigne Callejon e Mertens come ‘falso nueve’. Lui torna in panchina. Quando lo danno per partente, come per magia, fa cinque gol annullando la concorrenza di Pavoletti. Ma non basta. I giochi sono fatti. Gabbiadini saluta tutti. Tacchetti in fuga. destinazione Southampton. Manolo is going to Premier League. Senza sorriso. Anche se, come dice lui è very very happy…

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