Gianluca Lapadula: gli occhi della Tigre

Prendete un pomeriggio di gennaio. Il centro sportivo di Milanello è ancora imbiancato dalla neve, che allieta i bordi della strade, rendendo la salita al centro di allenamento, ancor più affascinante. Già la salita. Metafora della vita. Per molti non è facile arrivare all’obiettivo. Lo stesso è stato per Gianluca Lapadula. Sguardo determinato. Sorriso che ti sa stregare. Perchè Gianluca Lapadula ora ce l’ha fatta. E’ nel cuore dei suoi tifosi e ogni volta che lo vedi scaldarsi a bordocampo sembra che sia pronto a spaccare il mondo. La salita è difficile. Pantani diceva: “Vado così forte in salita perchè così allevio la mia agonia più in fretta…”. Poi però quando arrivi in cima, puoi solo guadare giù. Capendo così, quanta strada hai fatto, e quanta determinazione ci hai messo per essere lassù. Dove osano i campioni..


Gli occhi della tigre - E’ il Derby di Milano. San Siro è pieno come non mai. Il catino più bello del mondo è pronto a vivere la sua sfida più importante. C’è il Derby, Milan - Inter e finalmente sono tornati in campo anche quei buoni giocatori che mancavano a Milan e Inter da molto tempo. Noi siamo lì, a bordocampo. E’ un emozione unica e nei nostri occhi c’è la gioia di un bambino felice. La partita è equilibrata. Montella e Pioli fanno alzare dalla panchina a scaldarsi i giocatori. Ci sono tutti: Banega, Felipe Melo e Gabigol nell’Inter. Poli, Luiz Adriano e Sosa nel Milan. Poi c’è lui, nel fare riscaldamento capisci che ha voglia di entrare e spaccare il mondo. Gianluca Lapadula è questo. Ecco perchè a San Siro ogni volta che entra in campo lo accoglie con un boato. Sai già che lui entrerà e darà tutto per la maglia. Così è sempre. La gente lo riconosce nello sguardo. Lo sguardo di chi come uno del pueblo, lavora da sempre e sa cos’è il sacrificio. Se arrivi in Serie A a 26 anni non puoi non saperlo. Ecco perchè i tifosi del Milan amano Gianluca Lapadula. L’attaccante operaio che ha raccontato una delle pagine più belle del calcio italiano.


Partenza da lontano - Gianluca nasce a Torino il 7 febbraio del 1990. Gioca come portiere con il fratello fin da piccolo nel campetto del quartiere popolare I Pizzi borgo “Filadelfia”. Un quartiere storico dove si respira calcio e dove non puoi non cimentarti con la palla in strada. Nel vicino stadio che fu del Grande Torino e che oggi sarà delle giovanili granata, ci sono passati alcuni dei più grandi campioni di sempre. Gente che ha fatto la storia del calcio mondiale e della Serie A. In Serie A però, Gianluca ci è arrivato soltanto ora. Ventisei anni per raggiungere l’obiettivo. Il tutto passando per illusioni, fallimenti, tanti dolori e qualche gioia. “Se non riesco con il calcio vengo a lavorare al negozio di fiori con mamma e papà - ripeteva Gianluca”. Ma se hai la voglia di arrivare non puoi non avere una possibilità. Certo però di gavetta Gianluca Lapadula ne ha fatta tanta. Tanta salita per avere la sua figurina in una squadra di Serie A nell’album Panini. Un sogno per tanti. Realizzato da pochi. Lega Pro con Pro Vercelli, Ivrea, Atletic Roma, Ravenna, San Marino, Frosinone e Termamo. Una parentesi in A slovena con il Gorica. Gol per la verità non tantissimi. Stagioni di alti e bassi. Sempre sul filo di lana. Tra color che son sospesi tra il professionismo e il dilettantismo. Poi il Teramo con una splendida primozione in B. Una stagione da ricordare quella perchè fu anche quella della proposta di matrimonio alla moglie Alessia prima della partita che valse la promozione. Poi il Pescara l’anno scorso. Trenta gol in Serie B, capocannoniere per distacco. La chiamata del Milan e il sogno che si realizza. Con il lavoro, la fatica e gli occhi della tigre sempre. Arrivare al Milan è il sogno di tanti. Ora che sei lassù dimentichi anche la fatica che hai fatto per ottenere quello per cui hai lottato. Però, se hai faticato, apprezzi ancor di più ogni giorno quello che hai ottenuto. Così puoi portare con onore la nove che fu di Pippo Inzaghi, Van Basten e Weah. Ora la nove ce l’ha Gianluca Lapadula.

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