La maledizione di Hector Cuper

di Giulio Incagli


El hombre vertical si è piegato ancora una volta, l'ennesima. Hector Cuper ha perso un’altra finale. Questa volta contro il Camerun e il suo Egitto è caduto al 90 esimo 2-1. Troppo forte il ruggito dei Leoni Umili del Camerun, tornati indomabili a 15 anni di distanza dall'ultimo successo in Coppa d'Africa. Una storia stupenda, certo, ma oggi le copertine se l'è prese ancora una volta lui, lo sconfitto, l'eterno secondo. Hector Raul Cuper. Una maledizione, quella del sergente argentino, che sta assumendo lo stesso peso storico della famigerata “Maledizione di Bela Guttmann” che dal 1° maggio 1962 si è scagliata sul Benfica. Ai portoghesi per ora è andata peggio, otto finali europee perse consecutivamente da quel giorno. Ma di questo passo Cuper rischia davvero di insidiare quel famigerato primato. Domenica sera la tavola sembrava apparecchiata per brindare finalmente al primo successo dell'ex tecnico dell'Inter a più di 17 anni dall'ultima volta (Supercoppa di Spagna col Valencia) e scrollarsi di dosso un peso diventato negli anni vero e proprio fardello. E invece, inesorabile, il destino ha presentato puntuale il suo conto salatissimo. N'Koulou (sì lo abbiamo pensato tutti) e Aboubakar, le due stelle di un modesto ma arcigno Camerun, hanno spento i sogni di gloria di Salah e compagni. Strano il calcio. Folle la Coppa d'Africa. Culla dell'umanità troppo spesso ricordata solo per celebrare i talenti che ciclicamente sforna. Le due stelle più luminose dell'ultimo ventennio calcistico, Didier Drogba e Samuel Eto'o, hanno dovuto aspettare di appendere le scarpette al chiodo per veder alzare il trofeo alle loro nazionali. Hanno vinto tutto, hanno dominato in Europa e sfiorato il Pallone d'Oro, hanno prolungato la carriera per avere un'ultima chance ma niente è servito a mettere la ciliegina sulla loro carriera. Nel 2015, senza Drogba, la Costa d'Avorio ha trionfato in Guinea dopo due finali perse dal 2006. Nel 2017, senza Eto'o, il Camerun ha festeggiato in Gabon nella riedizione della finale persa nove anni prima con l'uomo del Triplete in campo.

Sembrava l'occasione giusta, era l'occasione giusta. Il torneo, l'ambiente, la nazionale perfetta per spazzare via la maledizione di Hector. Il condizionale purtroppo è però da sempre l'unico modo verbale da lui conosciuto. Quello che sarebbe potuto essere e invece non è stato. Due Champions League, una Primera Division, una Serie A, una Coppa di Grecia, una Coppa del Re, una Coppa delle Coppe e a conclusione anche una Coppa d'Africa. Un palmares coi fiocchi, da leggenda del calcio. E invece Valencia, Huracan, Aris Salonicco, Inter ed Egitto, non avevano fatto i conti con la “Maledizione di Hector Cuper”. Alla prossima...

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