L'uomo senza tempo. Paolo Maldini: esordire a 16 anni 32 anni fa

Oggi sono trentadue anni dall’esordio con la maglia del Milan di Paolo Maldini. Un uomo-simbolo uno che su quella fascia e nel prato verde ha lasciato un segno indelebile. Già, trentadue anni fa, domenica 20 gennaio 1985, a Udine, debuttava in serie A Paolo Maldini, ultimo grande capitano di un grande Milan. Non ce ne vogliano i capitani moderni rossoneri. L’effetto Maldini è qualcosa di più. Il vederlo con quella fascia al braccio ti riempiva d’onore e d’orgoglio. Al resto ci pensava il campo. Un campione figlio di un altro grande del calcio rossonero, papà Cesare, che però riuscì in poco tempo a superare le gesta del papà. Per lui parlano i tanti record battuti. Paolo sboccia in Serie A in una settimana indimenticabile anche per chi non è mai entrato in uno stadio, perché quelli erano i giorni di una storica nevicata che paralizzò Milano e gran parte del Nord Italia.

Nevicata record — La neve è tantissima anche in città. Capita così, che la notte di giovedì 17 gennaio, nel piazzale di San Siro, crolli sotto il peso della neve il tetto del Palazzo dello Sport, inaugurato soltanto nove anni prima. Milano così non la si è mai vista. Molte strade sono chiuse e per attraversare corso Sempione bisogna scavalcare un muro bianco di un metro. Il Milan quella domenica gioca in trasferta in Friuli, contro l’Udinese. Una trasferta a rischio, come la classifica della squadra di Liedholm, soltanto sesta a 5 punti dal Verona capolista. Pensare che in quegli anni la vittoria non valeva ancora tre punti ma soltanto due. Per questo oggi cinque punti sono nulla. Allora invece erano due vittorie e mezza di distanza. A Udine lavorano benissimo e grazie agli spalatori friulani, si riesce a giocare tra gli spalti ghiacciati. Il freddo è tanto e ovviamente non c’erano i mezzi di oggi per scaldarsi. Le maglie termiche sono un’invenzione recente. Occorre vestirsi un pò più pesante, usare un pò di olio canforato per scaladare i muscoli e via, nel ghiaccio in pantaloncini. In campo tanto per cambiare il migliore è Baresi, che si piglia in pagella un bel 7,5. Nel Milan non indimenticabile in porta c’è Terraneo, la difesa è completata da Galli, Russo e Di Bartolomei, con Evani, Verza, Battistini, Manzo a centrocampo, Hateley e Incocciati in attacco.


Tocca a Paolo — Maldini è in panchina alla prima sua convocazione per l’assenza di Tassotti. Ha la maglia numero 14. Con lui seduti e infreddoliti ci sono: Nuciari, Ferrari, Cimmino e Giunta. Non immagina che toccherà a lui giocare ed esordire in quella fredda domenica di gennaio. Immaginiamo i pensieri di un giovane. Sei in panchina in Serie A e scalpiti perchè vorresti giocare. In quella domenica però ti basta essere lì. Guardare i tuoi idoli da molto più vicino. E invece, dopo Battistini, il terzino titolare si infortuna sull’azione del gol del vantaggio dell’Udinese con Selvaggi. Battistini resiste fino all’intervallo. Poi deve alzare bandiera bianca e Liedholm dice a Maldinini di prepararsi per andare in campo. “Adesso facciamo entrare il figlio di Cesare - dice mister Liedholm“. Per tutti era “il figlio di Cesare”. D’altronde Paolo ha soltanto 16 anni, dimostra grandi doti nelle giovanili, ma la Serie A è un’altra cosa. Paolo è emozionato, ma è già sicuro quando Liedholm gli chiede dove preferisce giocare. "Io sono abituato a stare a destra" risponde e lì incomincia la sua straordinaria carriera, che poi lo porterà a sinistra e al centro.

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