Perché a Roma, vincere il derby non è importante, è l’unica cosa che conta​

Scritto da Giulio Incagli


“Con il numero 10, l’ottavo re di Roma, il nostro capitano, Francesco… Totti!”. Chi scrive lo ha sentito con le proprie orecchie, l’Olimpico inneggiare il proprio idolo, urlare quel nome così familiare e rassicurante, anche nelle domeniche difficili, anche prima di una partita decisiva. Una di quelle in cui tutta la squadra è messa in discussione, tutta tranne lui. Perché se sei giallorosso, Totti non si discute, si ama. E mercoledì la Nike ha deciso di incoronarlo davvero. Di fronte alla sua gente, in occasione della presentazione dei nuovi scarpini personalizzati. Tutto giallo e rosso. Anzi oro e rosso, perché un re va trattato come tale. Come sempre schivo e timido, dopo decine di selfie e autografi, Totti si è seduto sul suggestivo trono sopra i nomi illustri dei 7 re di Roma. Tarquinio il Superbo, più di 2500 anni dopo, ha passato il testimone a Francesco il Grande. Ovviamente l’iniziativa ha suscitato reazioni opposte, soprattutto nella Capitale. Spaccata da quasi un secolo fra Roma e Lazio e divorata dall’attesa per il derby di domenica. “Vogliamo distruggere la Lazio. Il mio ricordo più bello è quello del 5-1 del 2002, quello di ‘6 unica’”. Totti travestito da Nerone, ha incendiato l’aria intorno alla partitissima. Da una parte la Roma di Spalletti a caccia del secondo posto e vogliosa di riscattare la batosta della Coppa Italia, dall’altra la Lazio di Inzaghi per blindare il quarto posto in campionato e anche l’egemonia nella Capitale dopo il clamoroso successo in Coppa. Mai banale il derby di Roma. Il più sentito in Italia, uno dei più belli del mondo. Il condizionale è d’obbligo, ma potrebbe essere anche l’ultimo per Francesco Totti. Tornerà all’orario ormai canonico delle 12:30 dopo il “permesso” ottenuto in Coppa Italia. Ne risentirà come sempre lo spettacolo, non tanto in campo ma sugli spalti. La Lazio al momento ha venduto soltanto 7000 tagliandi ad esempio e la vendita stenta a decollare. Questi i risultati dello spezzatino, che il prossimo anno sarà ancora più accentuato e porterà a giocare soltanto tre partite la domenica pomeriggio e ad iniziare sempre il venerdì. Sì signoLe! Ma il derby è il derby e in città da giorni non si parla d’altro. Mille sfumature, pressioni, tensioni, dubbi. Sicuramente la bilancia ansiogena pende dalla parte giallorossa. La Roma chiuderà la stagione senza trofei, dopo essere stata eliminata dall’inferiore Lione in Europa League e dai cugini in Coppa Italia. In più da gestire ci sono la patata bollente Spalletti e anche il caso Dzeko che per ora sembra rientrato. Per il tecnico vincere il derby vorrebbe dire salutare a testa alta, nonostante tutto. Perché a Roma, vincere il derby non è importante, è l’unica cosa che conta.

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