Supercoppa, quella volta che si giocò a Tripoli

Questa sera la Supercoppa a Doha, tra polemiche e ritardi. L'estero come sede della Supercoppa è un classico. Un anno si giocò addirittura a Tripoli in Libia. Oggi la vicina Tripoli è teatro di una delle più sanguinose guerre degli ultimi anni. Quella che fino a poco tempo fa era una tranquilla città del Nord Africa, una vera porta per l’Europa, ma al tempo stesso chiusa dal regime di Gheddafi, è oggi in balia dell’anarchia più totale. I guerriglieri dell’Isis sono a Sirte a pochi passi dalla capitale della Libia e alla caduta del dittatore Gheddafi non ha fatto seguito un rinnovamento delle istituzioni governative. Noi siamo in prima linea a combattere la guerra al terrore, che si tiene laggiù, alle nostre porte. Eppure quattrordici anni fa, il calcio italiano sbarcò a Tripoli per disputare la finale di Supercoppa.

Lippi e il cammmello - “Le avventure di Cammello Lippi” titolava così uno dei settimanali televisivi più in voga del 2002. La prima pagina raffigurava Marcello Lippi vestito da beduino, con la polo della Juventus a bordo di un cammello nel deserto della Libia. Ad aprire ufficialmente la stagione 2002-03 fu la sfida tra Juventus e Parma valevole per la classica Supercoppa Italiana, ma teatro della partita non fu nè il “Delle Alpi” di Torino, nè il “Tardini” di Parma, ma lo stadio “11 Giugno” di Tripoli. Si giocava in una serata calda tipica di quelle di agosto in piena Africa del Nord, in un campo dove l’erba si mischiva con la sabbia. Ad assistervi 65.000 spettatori, urlanti e festanti. Perchè il calcio italiano era emigrato in Africa. Per la prima volta tornavamo in Libia da eroi. Dopo averla scassata ed esserci fatti odiare, era ancora una volta il calcio a salvarci. Magari. Quella finale fu putroppo solo l’ennesimo capitolo di un teatrino trash. L’unica cosa vera era come sempre il calcio giocato. Il resto. Meglio lasciarlo nel dimenticatoio.

Raccolta fondi pro Serie A - Il rapporto tra l’Italia e la Libia è sempre stato tra i più controversi. Quella fu una delle nostre colonie in Africa, assieme a Somalia, Etiopia ed Eritrea. Laggiù facemmo disastri, ci facemmo odiare per come trattammo la gente. I tedeschi, quelli cattivi, con gli occhi di ghiaccio e il cuore di pietra eravamo noi. Soprannominammo la Libia uno “scatolone di sabbia” e così quando la mollammo pagammo caro e salato il prezzo per aver usurpato quello scatolone. Peccato che non lo aprimmo mai, perchè là sotto c’erano immensi giacimenti di oro nero e gas, che poi comprammo a caro prezzo dalla famiglia Gheddafi. Perchè per noi figli di un mondo che è troppo dipendente dalle risorse energetiche, star senza petrolio è impossibile. La Libia di Gheddafi divenne ricchissima e fu così, che il nostro calcio, retto da interessi enormi e da una serie di spese folli, cercò nuovi fondi nel paese dei balocchi di Gheddafi. Perchè non portiamo il calcio in Libia? Ad Al- Saadi, il figlio del dittatore, piace tantissimo. Così ecco un palco d’onore nel quale il figlio di Gheddafi, l’ingegnere, viene premiato dai pezzi grossi del nostro calcio. Ci sono tutti i big del tempo. Galliani, Tanzi, Cragnotti, Gaucci, Giraudo, Moggi, c’è perfino Blatter. Poi c’è la partita. Vera e vinta dalla Juve, su un campo ai limiti della praticabilità, dato che la sabbia è più dell’erba. Vince la Juve con doppietta di Del Piero intervallata dal gol di Marco Di Vaio. Al cielo di Libia si alza così il primo trofeo di Del Piero capitano della Juve. I calciatori hanno rischiato le articolazioni su quel campo non certo da Serie A. Ma poco importa. Il ponte con la Libia è ormai bello che pronto. La Juve ha Tamoil come sponsor, società petrolifera con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia e che opera principalmente in Europa ed Africa. Gheddafi entrerà come socio dei bianconeri l’anno successivo per poi andarsene dopo Calciopoli. Chissà quante cose non sappiamo e non sapremo mai su quella partita di agosto. Ma forse è meglio così.

Dal Guerin Sportivo - A ribadire qua che i rapporti tra Italia e Libia erano fino all’altro ieri di collaborazione e che tra accoglienze in pompa magna e baciamani, Muammar Gheddafi era tutto tranne che il mostro contro cui oggi siamo in guerra. Un’amicizia presente anche nel calcio e questo è l’aspetto che qui andiamo a rispolverare. È nota la storia di Al Saadi Gheddafi tesserato in Italia da addirittura tre squadre, Perugia, Udinese e Sampdoria, scendendo addirittura in campo in gare ufficiali con le prime due compagini. Ricordiamo anche la fugace apparizione di Scoglio sulla panchina della nazionale libica. E ancora Gheddafi socio della Juventus. Ma nel 2002, il calcio italiano sbarcò direttamente a Tripoli per la Supercoppa italiana. Quell’anno si sfidarono la Juventus fresca vincitrice del campionato, e il Parma, che aveva vinto pochi mesi prima la Coppa Italia superando proprio i bianconeri in finale. Il Guerino di Andrea Aloi, che amava graffiare i bersagli a colpi di satira, sbeffeggiò la scelta della sede, dedicandole la copertina, con un Marcello Lippi in versione beduina. Aloi, che era direttore da poche settimane così rincarava all’interno del giornale: “Se ne va dunque in Libia, Madama, per un trofeo inventato a fini televisivi e che non tutti i tifosi potranno vedere perché La7 non copre l’intero territorio nazionale. Fantastico. Una trasferta in più, audience in meno. […] Il pargolo di Gheddafi, Al Saadi, è un azionista bianconero (a settembre entra nel consiglio d’amministrazione) e tante altre cose. È presidente di una squadra tripolina, vicepresidente della federazione libica e gioca col 10 in nazionale. Un tipo vispo, da legittimo sospetto ogni volta che chiede un triangolo. In confronto a lui, Adriano Galliani, Capo della Lega e Vice-Capo del Milan, fa quasi tenerezza”.

la prima volta che il “prodotto-calcio”, come amano chiamarlo certi dirigenti, venne portato all’estero fu nel ’93, Milan e Torino si giocarono la Supercoppa a Washington. Seguiranno una puntata a New York (2003) e una a Pechino (2009) oltre a svariate e più recenti performance in medio-oriente.

Condividi articolo

Se questo articolo "Agghiacciande" ti piace e vuoi che i tuoi amici ne condividano l'ignoranza, usa i tuoi social per diffonderlo e continua a segurci sul sito www.gliautogol.it


105 AUTOGOL
Ascolta
il Podcast

TUTTI I NOSTRI EVENTI